L’Europa striglia gli Stati membri: servono asili e scuole materne

maestra asili

L’Ue bacchetta i Paesi dell’Unione: strutture per l’infanzia insufficienti quasi ovunque

Nel 2010 solo otto Paesi – e tra questi manca l’Italia – hanno assicurato la scuola materna al 90% dei bambini e l’asilo nido al 33%. Al top Belgio, Danimarca, Spagna, Svezia, Slovenia, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi. 

E sottolinea la relazione: «Più servizi all’infanzia significa più occupazione, più salute per i piccoli e più crescita economica per l’Europa».

Gli Stati membri devono fare di più per quanto riguarda le strutture per l’infanzia, perché è anche attraverso migliori servizi offerti alle famiglie che si può contribuire a raggiungere l’obiettivo di un’occupazione al 75 per cento nell’UE entro il 2020. È quanto raccomanda un rapporto pubblicato in questi giorni dalla Commissione. La relazione sottolinea come solo otto Paesi – fra cui non figura purtroppo l’Italia – hanno raggiunto entrambi gli obiettivi di Barcellona in materia di strutture per l’infanzia, così come concordati nel 2002: tali obiettivi stabilivano che la disponibilità di asili nido doveva essere offerta ad almeno il 33% dei bambini e quella di scuole materne al 90 per cento. L’Italia è attualmente al 26 per cento per quanto riguarda gli asili nido e poco sopra il 90 per cento per quanto riguarda le scuole materne.
Il rapporto, che utilizza dati relativi al 2010 perché sono quelli disponibili per tutti i Paesi, mostra come solo Belgio, Danimarca, Spagna, Svezia, Slovenia, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi siano stati in grado di realizzare gli obiettivi per le due fasce d’età, dagli zero ai tre anni e dai tre anni fino all’obbligo scolastico. Solo dieci Stati membri hanno raggiunto l’obiettivo del 33 per cento di asili nido e solo undici quello del 90 per cento di scuole materne. Però, per quanto riguarda questo secondo obiettivo, altri

dati relativi al 2011, e disponibili solo per alcuni Paesi dimostrano come tre degli Stati membri che avevano in precedenza raggiunto il target (Spagna, Paesi Bassi e Irlanda), si trovano ora al di sotto della soglia del 90 per cento.

La Commissione ha sottolineato come migliori e più diffuse strutture per l’infanzia favoriscano soprattutto l’occupazione femminile.

L’esecutivo di Bruxelles ha pubblicato anche un’altra relazione,in cui ha reso noti i dati relativi alla disparità fra uomini e donne per quanto riguarda i redditi da pensione. Il rapporto mostra una diretta proporzionalità fra l’aumento del divario e il numero di figli.

Mentre per donne single, la differenza fra le loro pensioni e quelle degli uomini è in media del 17 per cento, per donne sposate e con figli in molti paesi la disparità è uguale o superiore al 30 per cento.

Per l’Italia il divario medio fra le pensioni di uomini e donne si attesta al 31 per cento. Il Lussemburgo ha la differenza maggiore (47 per cento) seguito dalla Germania col 44 per cento. L’Estonia ha il piu’ basso divario, con appena il 4per cento, con la Slovacchia che si attesta al secondo posto, con l’8 per cento.
La conclusione da trarre è ovvia: meno servizi avranno le famiglie per l’infanzia, piu’ le donne saranno costrette a interrompere la loro carriera lavorativa per dedicarsi ai figli, con conseguenze negative non solo sull’occupazione femminile ma anche sui redditi che poi percepiranno una volta in pensione.


Crescere Insieme Esperia srl, società leader nel panorama nazionale nella gestione di asili nido e dei servizi all’infanzia: una storia fatta di obiettivi. Sito Web

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